E tanto per, comincio a postare anche qualcosa del compianto
Harry Potter scritta in tempi non sospetti, quando quella serie di romanzi aveva ancora un senso. (credo nel 2006, ma non ne sono certa...)
Titolo: Di tutte le cose
Autore: me medesima ^^
Fandom: Harry Potter
Personaggi: Severus Piton
Pairing: Sirius/Severus
Rating: PG13
Genere: Flashfic (E' una tripla drabble! Non me ne ero mai accorta.) - Introspettiva - Triste
Conteggio parole: 300 (contatore word)
Avvertimenti: Slash, ovviamente (mi sa che questo avvertimento non l'ho mai messo!).
Riassunto: Di tutte le cose che poteva ricordare di Sirius...Disclaimer: Questi personaggi non mi appartengono ma sono proprietà di J.K. Rowling che ne detiene ogni diritto. Non ho la pretesa di guadagnarci se non in fantasia.
Note: Fa parte della raccolta di drabble e flashfic "In memoria di Black" scritta svariato tempo fa.
Di tutte le cose
Di tutte le cose che poteva ricordare di Sirius, degli infiniti attimi passati insieme, dei loro discorsi, dei loro sogghigni, dei loro baci, dei loro incontri di sesso, solo quella era impressa nella sua memoria come una fotografia appena scattata.
Nitida come una finestra aperta sul passato.
Con vetri talmente puliti da scorgerne ogni minimo particolare.
Lui schiacciato contro il muro.
La mano di Sirius, una morsa contro il suo collo.
La distanza tra loro, lunga quanto il braccio teso del ragazzo che lo intrappolava.
I capelli neri a danzargli sul viso cupo.
Il colore degli occhi come quello del cielo plumbeo.
Le labbra scoperte sui denti bianchi, digrignanti.
Le gambe divaricate e il corpo leggermente proteso in avanti, carico di rabbia.
La mano libera serrata a pugno, rigida contro la coscia.
Mentre sul suo viso lievemente ansate, a causa della gola contratta, uno sorriso insolente indugiava a curvargli le labbra.
E il cuore, che sobbalzava indemoniato nel petto, quasi a cercare la via della sua bocca.
“Ti strapperò quel marchio a morsi, Severus.”
Minaccioso e disperato.
E Severus l’aveva sollevato quel braccio scoperto, la manica della tunica malamente rimboccata dalle mani frementi di Black.
Aveva scostato le ciocche nere da quel viso amato, un secondo, prima che cadessero pesanti di nuovo a coprigli a tratti la fronte, gli occhi, le guance arrossate.
“Non puoi, non servirebbe. La scelta è stata fatta.”
Il sorriso gli si era congelato sulle labbra.
Eternamente sardonico, da allora.
Come la voce, che aveva sussurrato quelle parole.
Le ultime del loro stare insieme.
Di tutte le cose che poteva ricordare di Sirius, quella era l’unica che avrebbe voluto conservare.
Eterno monito alla sua stupidità.
Quello sguardo smarrito in quegli occhi tempestosi.
Un attimo.
Prima che la comprensione lo facesse correre via da lui.
Per sempre.